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Ci scrivono dalla Missione di Gighessa
GIGHESSA CATHOLIC CHURCH NATALE 2002 (CALENDARIO ETIOPICO)
P.O. BOX 29 – SHASHEMANE – ETHIOPIA 2009 (CALENDARIO ITALIANO)
TEL. 00251 46 1190661 – EMAIL:
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Sito internet: www.centromissionario.mn.it
MESHESH O MASHASHAL? SCAPPARE O MIGLIORARE?
Anche in Etiopia c’è la lotteria nazionale, che si chiama guarda caso: “tombòla” (con l’accento sulla seconda “ò”) chiaro retaggio del breve dominio militare italiano, o più probabilmente della trentennale presenza post-bellica ai tempi di HaileSellase (l’imperatore, da non confondere col maratoneta HaileGebreSellase). Comunque la tradizionale lotteria con premi fissi (terreno+soldi per costruirsi una casa in zona residenziale; auto di lusso, ecc.) è ormai soppiantata da un altro genere di lotteria: si chiama D.V.. Tralasciamo i particolari per ragioni di spazio, ma l’obiettivo fondamentale è ottenere un visto permanente di residenza negli Stati Uniti d’America. Neanche il biglietto aereo è incluso. Non conosciamo statistiche al riguardo, ma nel nostro piccolo del villaggio di Gighessa vediamo che la casella postale della missione è progressivamente intasata dalle ricevute che l’apposito ufficio manda ai residenti della zona che hanno aderito al concorso. Un proverbio dice “Meglio nascere cane in America che uomo in Etiopia”. SI PUO’ SOPRAVVIVERE SOLO SCAPPANDO
Da un paio di anni a questa parte, l’aeroporto di Addis Abeba, nonostante tutte le luci e gli sfarzi di vestiti in mostra, sta diventando uno dei posti più tristi di Etiopia. Ogni giorno centinaia di ragazze e giovani madri di famiglia, spinte dal miraggio, dalla disinformazione o forse piuttosto dalla mancanza di alternative concrete, si affidano al latrocinio di pseudo agenzie che col benestare colpevole delle autorità le catapultano senza nessuna garanzia e preparazione, come “collaboratrici tuttofare” presso ricche famiglie nei paesi arabi. Lasciamo immaginare il resto. Abbiamo scritto al femminile perché la richiesta del mercato è soprattutto di ragazze giovani (allegare foto), ma sono richiesti anche ragazzi robusti scuri di pelle per il mercato del lavoro pesante di Khartoum in Sudan. Ogni giorno si può incontrare in aeroporto qualcuna delle ragazze che scappano e ritornano, alcune fortunate si ritrovano in famiglie comprensive e accoglienti, di tante altre non si sa nulla. Ma ogni giorno molte di più racimolano dalle famiglie e dai parenti le migliaia di birr (la moneta etiopica) necessari per partire.
SI PUO’ SOPRAVVIVERE SOLO SCAPPANDO
Come da decenni avviene in altri paesi d’Africa, continua qui ogni giorno di più la fuga dei giovani dalla campagna verso la città. Non paragonate questi termini al loro significato italiano. Qui campagna e città significano due mondi completamente diversi, chi è cresciuto in uno non ha nessuna preparazione o possibilità per inserirsi positivamente nell’altro. Così la delinquenza delle bande giovanili, le aggressioni a mano armata, la prostituzione anche minorile per le strade, fino a qualche anno fa quasi sconosciute, fanno ormai parte della realtà a cui ci si abitua, ad Addis Abeba come a Shashemane. Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla e si continua a coltivare il sogno della fuga verso la città.
SI PUO’ SOPRAVVIVERE SOLO SCAPPANDO
Nel villaggio di Futa non è facile vivere. Niente elettricità, acqua potabile a un’ora e mezzo di cammino, scuola solo elementare. Durante le piogge non ci arrivano neanche i carretti. La vicinanza della foresta facilita il lavoro e l’impunità delle bande di ladri. Eppure la gente si unisce, collabora al di là delle diverse religioni. Anche la chiesa cattolica in 5 anni è passata da venti a oltre ottanta membri e ogni settimana qualcuno di nuovo si avvicina. L’edificio di fango è ormai pericolante e insufficiente. Mentre tutti pensano ormai di andarsi a costruire la casa in città, i cristiani hanno deciso di andare in controtendenza e hanno iniziato una sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari a rinnovare la chiesa. Persino Ortodossi, Protestanti e Musulmani stanno contribuendo per solidarietà. Non sappiamo quando e come ci potranno arrivare, ma per loro è motivo grande di orgoglio realizzare un segno stabile di speranza nel loro villaggio.
POSSIAMO RIMANERE SOLO SE CONTINUIAMO AD AMARE
Adam aveva perso la speranza. Cattolico da oltre dieci anni, l’unico della sua famiglia, si è sposato in chiesa tre anni fa con una musulmana, che è così divenuta cattolica. Adesso, sopraffatto dalle difficoltà e dalle pressioni di vicini e parenti, tutti protestanti, voleva unirsi a loro per trovare più aiuto. La moglie Genet si è rifiutata con queste parole: “Per amore tuo mi sono avvicinata alla Chiesa e ho lasciato la fede dei miei genitori, ma adesso è per amore di Gesù che sono qui. Se tu vuoi cambiare religione, abbandonami, perché io non ti seguirò. Lui mi mostrerà la strada per crescere i nostri due figli”. Di fronte a questa forza e determinazione, Adam ci ha riflettuto, si è riconciliato con la nostra Chiesa e adesso il suo sorriso è tornato a portare speranza tra i giovani di Hamlo.
POSSIAMO RIMANERE SOLO SE CONTINUIAMO AD AMARE
Itagu ha imparato a cucinare musulmano. Ce lo ha detto quasi scusandosi, verso la fine dello scorso Ramadan. Di famiglia cattolica fin da bambina, si è sposata sei anni fa per amore con Mohammed, un giovane musulmano. Lui aveva promesso di diventare cattolico e ci ha provato, all’inizio, ma la sua formazione e la pressione della famiglia lo hanno fatto desistere. Dato che la moglie è ben decisa a rimanere cattolica, per i musulmani è uno scandalo, la famiglia e i responsabili della moschea lo insultano: “Se vuoi essere dei nostri, devi costringere tua moglie a convertirsi oppure abbandonarla”. Lui non si sente di cambiare religione, ma ama la moglie e così vanno avanti da anni, caso quasi unico nella nostra regione. Il momento più difficile è quello del mese di digiuno del Ramadan, che implica per gli osservanti un ritmo di vita, di preghiere, di alimentazione tutto particolare. Itagu ci ha detto: “Fino all’anno scorso, quando era Ramadan mandavo mio marito a vivere da sua madre. Là però so che lo insultano a causa della nostra situazione e cercano di condizionarlo. Così, mi sono fatta insegnare da alcune mie amiche e adesso ci penso io a preparargli da mangiare”. Si tratta dei cibi tipici e particolari, alla sera e alla mattina prima dell’alba, che permettono anche a queste latitudini di sopravvivere l’intera giornata senza toccare cibo né acqua. Se Itagu e il marito si fossero lasciati, chi avrebbe potuto biasimarli? Eppure sono ancora insieme, segno profetico di speranza e di amore che va al di là di ogni convenzione, opportunità, condizionamento. In modo nascosto, tante altre famiglie vivono questa situazione di fede “mista”, tenute insieme dall’amore.
POSSIAMO RIMANERE SOLO SE CONTINUIAMO AD AMARE
Non abbiamo parole nostre da aggiungere a queste storie. Guardando i numeri e le statistiche, il partito del “fuggire” avrebbe senz’altro la meglio. Il Natale di Gesù, però, ci dice che non sempre il più forte ha la meglio, non sempre il male vince, anzi alla fine il “campionato” sarà vinto proprio da chi avrà il coraggio di rimanere, di sperare, di amare.
Buon Natale!
Sr. Assunta, Sr. W/Gabriel, Sr. Kelemua, Elisabetta, Elisa, Sr. Abrehet, Sr. Freweini,
Abba Gianfranco, Abba Matteo, Abba Eyasu, Abba Joseph
Ricordateci nella preghiera, insieme a Itagu e Mohammed,
Adam e Genet, i Cristiani di Futa e tutte le loro famiglie.
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